Amazzonia: perché oggi gli scienziati la chiamano il “cuore della Terra” e non più il suo “polmone” 

Per decenni la Foresta Amazzonica è stata descritta come il “polmone della Terra”, un’immagine suggestiva che ha contribuito a sensibilizzare milioni di persone sull’importanza di questo immenso bioma. Oggi, però, la comunità scientifica considera questa definizione imprecisa e preferisce utilizzare metafore diverse, come quella del “cuore della Terra”, che descrive meglio il ruolo svolto dall’Amazzonia nel mantenere in equilibrio i grandi sistemi naturali del pianeta. 

Il mito del “polmone” 

L’espressione “polmone della Terra” nasce dall’idea che la foresta produca enormi quantità di ossigeno attraverso la fotosintesi. In realtà, sebbene gli alberi amazzonici liberino ossigeno durante il giorno, gran parte di questo viene successivamente consumato dagli stessi organismi della foresta: piante, animali, funghi e batteri che respirano e decompongono la materia organica. 

Per questo motivo il contributo netto dell’Amazzonia all’ossigeno presente nell’atmosfera è molto vicino allo zero. Come ha spiegato l’ecologo Yadvinder Malhi dell’Università di Oxford:L’effetto netto dell’Amazzonia sull’ossigeno è praticamente nullo.” 

Anche Michael Coe, scienziato del Woods Hole Research Center, ha sottolineato che esistono molte ragioni per proteggere la foresta amazzonica, ma la produzione di ossigeno non è tra le principali. Gli studi più recenti mostrano infatti che l’ossigeno che respiriamo deriva soprattutto da processi biologici avvenuti negli oceani nel corso di milioni di anni, grazie all’azione del fitoplancton marino. 

 

Amazzonia più come cuore che polmoni 

Se la metafora del polmone non è corretta, quella del cuore risulta molto più efficace. Come il cuore pompa sangue e distribuisce risorse vitali all’intero organismo, l’Amazzonia mette in movimento enormi quantità di acqua ed energia che influenzano il clima di una vasta parte del pianeta. 

Ogni giorno miliardi di alberi assorbono acqua dal terreno e la rilasciano nell’atmosfera attraverso l’evapotraspirazione. Questo processo genera giganteschi flussi di umidità, definiti dagli scienziati “fiumi volanti”, che trasportano vapore acqueo per migliaia di chilometri alimentando le piogge in gran parte del Sud America. 

Quindi non si limita a ospitare biodiversità: contribuisce attivamente a regolare i cicli dell’acqua, le precipitazioni, le temperature regionali e numerosi equilibri climatici che influenzano anche aree molto lontane dalla foresta. 

Un’altra funzione fondamentale dell’Amazzonia è la sua capacità di immagazzinare carbonio. Gli alberi assorbono anidride carbonica dall’atmosfera e la trasformano in biomassa, contribuendo a rallentare il riscaldamento globale. 

Per decenni la foresta amazzonica è stata considerata uno dei più importanti “pozzi di carbonio” del pianeta. Tuttavia, la crescente pressione esercitata da deforestazione, incendi e cambiamenti climatici sta riducendo questa capacità. Diverse ricerche indicano che alcune aree della foresta stanno ormai assorbendo meno anidride carbonica di quanta ne rilascino, trasformandosi in alcuni periodi da serbatoi a fonti nette di emissioni.  

Questo fenomeno preoccupa molto gli scienziati perché potrebbe innescare un circolo vizioso: meno foresta significa meno assorbimento di CO₂, più riscaldamento globale e condizioni ancora più favorevoli a incendi e degrado ambientale. 

Motore biologico   

Definire l’Amazzonia il “cuore della Terra” non significa abbandonare l’immagine poetica che l’ha resa famosa, ma sostituirla con una descrizione più aderente alle conoscenze scientifiche attuali. 

Un cuore non produce l’aria che respiriamo, ma mantiene in funzione tutto il sistema distribuendo risorse essenziali. Allo stesso modo, l’Amazzonia non è il principale produttore dell’ossigeno terrestre, ma è uno dei grandi motori biologici e climatici del pianeta: regola il ciclo dell’acqua, influenza il clima globale, immagazzina carbonio e custodisce una biodiversità senza eguali. 

Per questo motivo, oggi molti ricercatori ritengono che chiamarla “cuore della Terra” sia una metafora più accurata e scientificamente fondata rispetto al tradizionale “polmone del pianeta”. 

 

Foto: Nicolò Cozzi, Archivio Amazônia 

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