La foresta amazzonica è vitale per il Pianeta. Perché?

13% degli alberi del mondo si trova in Amazzonia

Il bacino amazzonico ospita la foresta più grande e il fiume più lungo, il Rio delle Amazzoni, che scorre per 6.992 chilometri dalle Ande fino all’Atlantico, trasportando più acqua di qualsiasi altro fiume al mondo.

Miliardi di anni di cambiamenti geologici e milioni di anni di evoluzione hanno creato una regione capace di ospitare una biodiversità impareggiabile e ancora, per lo più, sconosciuta.

L’AMAZZONIA È UNICA, IMPAREGGIABILE, MEGADIVERSA. E GRAVEMENTE MINACCIATA.

Ma cosa cambierebbe se sparisse? È davvero insostituibile?

I suoi 400 miliardi di alberi conservano enormi quantità di carbonio e sono responsabili del riciclaggio dell’acqua nell’atmosfera, contribuiscono alla formazione di nubi, raffreddano il sistema terrestre e supportano la produttività primaria.

SI PREVEDONO DIVERSE CONSEGUENZE, ANCHE GLOBALI

FIUMI VOLANTI

La regione in cui si trovano le grandi metropoli brasiliane di São Paulo e Rio de Janeiro si trova alla stessa latitudine dei grandi deserti di Atacama, di Namibia e Australiano. Perché non è desertica? Perché l’Amazzonia le regala i fiumi volanti. Enormi masse di vapore acqueo che, sospinte dai venti Elisei, portano umidità dal bacino amazzonico, garantendo piogge e terre fertili. Senza i fiumi volanti, gran parte del Brasile meridionale sarebbe incapace di sostenere l’attuale produzione agricola e idroelettrica, le maggiori del Paese. Niente foreste, niente acqua, niente agricoltura, niente cibo.

CORRENTI OCEANICHE

Il clima del nostro pianeta è regolato (anche) da un complesso sistema di correnti oceaniche, a cui l’Amazzonia contribuisce con un quinto dello scarico globale di acqua dolce. Il volume d’acqua del Rio delle Amazzoni è tale che, alla foce, l’acqua di mare è sospinta per molti chilometri dentro l’oceano Atlantico, che riesce a vincere la resistenza del fiume solo durante la luna nuova. Lo scontro tra le acque provoca onde fino a cinque metri che abbattono alberi e spostano rive. Il fenomeno prende il nome di pororoca, che in lingua indigena significa distruttore. Niente foreste, meno acqua nell’oceano.

CARBON SINK

L’Amazzonia gioca un ruolo chiave nell’equilibrio climatico del pianeta, che risente del rilascio in atmosfera dell’enorme quantità di gas serra emessi con la sua distruzione. Il suolo e la vegetazione della foresta contengono più di 150 miliardi di tonnellate di carbonio, che viene rilasciato in forma di anidride carbonica. La compattazione del suolo causata dalla deforestazione aumenta le emissioni di ossido di azoto, anche questo un gas serra. La costruzione di dighe rilascia il potente gas metano, emesso anche dall’allevamento del bestiame che sostituisce la foresta. Niente foreste, nessuna chance di controllare la crisi climatica.

BIODIVERSITÀ 

In Amazzonia si registra la più alta concentrazione di biodiversità al mondo. Circa il 10% dei vertebrati e delle specie vegetali del pianeta sono compressi in un’area che corrisponde allo 0,5% della superficie totale della Terra. Moltissime specie non si trovano altrove. È una ricchezza unica e per lo più sconosciuta, la cui perdita sarebbe un incalcolabile danno economico e culturale. Niente foreste, meno risorse alimentari, energetiche e medicinali.

SALUTE

La medicina moderna non esisterebbe senza l’apporto di prodotti naturali quali piante, tossine animali e microrganismi. Si stima che il 40% dei farmaci disponibili sia stato sviluppato da fonti naturali, percentuale che sale al 70% nel caso di farmaci antitumorali e antibiotici. L’immenso patrimonio genetico della biodiversità amazzonica ha un inestimabile valore economico e strategico nel campo dello sviluppo di nuovi farmaci. Niente foreste, niente nuovi farmaci né nuovi fitoterapici.

DIVERSITÀ UMANA

L’Amazzonia è abitata da oltre 12.000 anni. I popoli della foresta riuniscono gruppi indigeni, popoli tradizionali, caboclos e quilombolas e hanno sviluppato una vasta diversità culturale. Una straordinaria ricchezza di lingue, di conoscenze pratiche e di strategie di sopravvivenza che si perde irrimediabilmente con la deforestazione. Il 75% della diversità linguistica amazzonica è già andato perso, senza aver lasciato alcuna traccia scritta. Niente foreste, niente conoscenza tradizionale.

Ciò nonostante

La superficie della foresta amazzonica continua a diminuire e il 18% della copertura originale è già andato perso. La deforestazione cumulativa ammonta a 795.000 km2, equivalente alla superficie di 2 Germanie. 

Oltre alla perdita di foreste intatte, continua il degrado degli ecosistemi terrestri e acquatici a causa degli incendi, dell’estrazione mineraria, del bracconaggio e dell’inquinamento. 

Di questo passo, alla foresta non rimangono molti anni di vita. 

Il disturbo umano e l’aumento delle temperature, stanno spingendo l’Amazzonia verso la perdita irreversibile della foresta pluviale e della sua biodiversità.

Il punto di non ritorno, quando i principali ecosistemi crolleranno irreversibilmente, sembra trovarsi a soli 15, forse 30 anni di distanza. 

Inarrestabile, il processo di trasformazione porterà quasi il 70% della foresta a diventare un ecosistema più arido, simile a una savana. 

Fino a quando?

LA BUONA NOTIZIA È CHE LA MAGGIOR PARTE DELLA FORESTA AMAZZONICA
È ANCORA IN PIEDI.

E SALVARLA È ANCORA POSSIBILE.

80% della copertura forestale è il minimo necessario per evitare il potenziale punto di non ritorno e garantire la connettività acquatica tra i fiumi del bacino amazzonico.

Che fare?

Fermare subito la deforestazione e il degrado degli ecosistemi e trovare percorsi alternativi verso lo sviluppo sostenibile della regione.

LA RESPONSABILITÀ DI SALVARE L’AMAZZONIA È GLOBALE, COSÌ COME I BENEFICI CHE OFFRE E IL PESO DELLA SUA DISTRUZIONE.

FAI LA TUA PARTE! 

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