“I popoli della foresta hanno applicato un modo diverso di abitare il mondo, hanno investito sul capitale naturale, con alcuni buoni risultati, non da ultimo quello di garantirsi cibo e acqua potabile gratuiti. Sono loro la vera barriera contro la distruzione”.
Dal 4 al 6 giugno Amazônia ha partecipato al Green&Blue Festival 2026, tre giornate dedicate al futuro del pianeta, alla sostenibilità e alle sfide ambientali globali, ospitate al Museo Nazionale Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano. Il tema di quest’anno, “NOI”, richiama una responsabilità condivisa: nessuna crisi ambientale può essere affrontata da soli.
All’interno del panel “Amazzonia e altre storie”, Amazônia è intervenuta con un contributo video della presidente Emanuela Evangelista, in collegamento dal piccolo villaggio della foresta amazzonica dove vive e lavora da molti anni. La sua testimonianza ha portato al festival la prospettiva di chi, ogni giorno, vive al confine tra la tutela degli ecosistemi e i diritti delle comunità che li abitano.
L’Amazzonia, dal “margine” al centro del mondo
Nel suo intervento, la biologa ha ricordato come l’Amazzonia non sia più percepita come un luogo remoto, confinato alle conversazioni degli ambientalisti, ma come un bioma centrale per gli equilibri globali e per la stabilità del pianeta. “Siamo abituati a pensare i centri del mondo come i luoghi in cui si muovono i capitali finanziari ma oggi, con il futuro dell’umanità messo a rischio dalla crisi climatica, i capitali più importanti sono quelli naturali, che permettono la vita. Come l’Amazzonia.” Senza le centinaia di miliardi di alberi di questa foresta il mondo sarebbe più caldo, più instabile e meno abitabile, e regioni che oggi sono fertili rischierebbero di trasformarsi in aree aride.
La foresta amazzonica genera enormi masse di umidità – i cosiddetti “fiumi volanti” – che portano piogge e fertilità molto oltre i confini del bacino amazzonico, sostenendo una parte significativa dell’economia latinoamericana. Ma la scienza avverte che la foresta si sta avvicinando a un punto di non ritorno, oltre il quale ampie porzioni potrebbero trasformarsi in savana degradata nel giro di pochi decenni.
Popoli della foresta e responsabilità condivisa
Se l’Amazzonia esiste ancora, è in gran parte grazie ai popoli originari e alle comunità tradizionali che per millenni hanno custodito e trasformato il territorio mantenendolo integro dal punto di vista ecosistemico. La loro visione del mondo non separa essere umano e natura: il territorio è parte del corpo, e la foresta non è un nemico da dominare ma una presenza con cui convivere.
Nel villaggio Xixuaú, dove lavora Amazônia, le persone vivono su palafitte per assecondare il naturale “pulso” di inondazione del fiume, che può arrivare fino a 14 metri. Qui la gestione collettiva delle risorse, unita a progetti di educazione, salute comunitaria ed economie sostenibili, ha permesso di proteggere un’area di foresta grande quasi quanto la Corsica, dimostrando che sviluppo e foresta in piedi possono coesistere.
Consumo consapevole e politiche coraggiose
Da soli, i popoli della foresta non possono fermare la distruzione alimentata dalla domanda globale di soia, carne bovina, legname, oro e altri minerali legati alla deforestazione e all’inquinamento dei fiumi. Per questo Emanuela richiama la responsabilità di ognuno di noi come consumatori, investitori e cittadine e cittadini votanti: le nostre scelte possono contribuire a proteggere o a mettere a rischio la foresta.
Alla responsabilità individuale devono affiancarsi politiche pubbliche coerenti, il riconoscimento dei diritti territoriali delle comunità locali, il sostegno alla ricerca e al lavoro delle organizzazioni che operano sul campo. Proteggere l’Amazzonia significa infatti difendere non solo biodiversità e culture, ma anche stabilità climatica, sicurezza alimentare e resilienza sanitaria per il pianeta intero.
Approfondisci: intervista e video del panel
Appena prima del festival, Emanuela Evangelista ha rilasciato un’intervista a Repubblica, in cui approfondisce il ruolo dell’Amazzonia nel contrasto al caos climatico e le sfide quotidiane delle comunità della foresta: ti invitiamo a leggerla per entrare ancora di più nel cuore del suo racconto.
Vuoi rivedere il suo intervento al Green&Blue Festival? Ti invitiamo a guardarlo per ascoltare la sua testimonianza direttamente dal “centro del mondo”.